La formazione dei formatori in ambito D.lgs 81/08

L’entrata in vigore del D.lgs. 195/03 ha dato la spinta alla nascita di diversi enti accreditati nel progettare, gestire ed erogare  corsi di formazione per le figure che all’interno delle imprese si occupano a vario titolo della salute e la sicurezza dei lavoratori. Queste ultime sono: il medico competente, il responsabile e gli addetti del servizio di prevenzione e protezione, il datore di lavoro quando non coincide con il RSPP, i preposti, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS), i dirigenti e i lavoratori stessi.

Che impatto hanno gli interventi formativi sulle percentuali di infortuni e malattie professionali?

Nonostante gli sforzi profusi a livello normativo in tema di salute e sicurezza sul lavoro, il cui ultimo riferimento è il Testo Unico 81/08, i dati che riguardano gli infortuni e le malattie professionali non sono confortanti in quanto registrano una lieve diminuzione della percentuale di questi ultimi. Per questo è utile interrogarsi sulla qualità e l’efficacia dei percorsi formativi offerti dal mercato.

Quali sono i motivi che non hanno permesso di raggiungere i risultati sperati?

Innanzitutto è utile dire che gli interventi formativi in tema di sicurezza sul lavoro sembrano essere appannaggio o quasi di docenti di formazione tecnica/specialistica e quindi medici, ingegneri, tecnici della sicurezza, giuristi, eccetera. I professionisti formatori sembrano essere invece maggiormente impegnati nella formazione organizzativa in senso più ampio e quindi rivolta per lo più ai quadri o dirigenti e ai talenti.

Questo secondo il sociologo Naviglio (2012), Segretario Generale dell’Associazione Italiana Formatori della Sicurezza sul Lavoro (AIFOS), è il nodo problematico di una formazione poco efficace. La formazione in tema di salute e sicurezza sul lavoro, al fine di agire un cambiamento sui comportamenti messi in atto dalle persone, deve infatti incidere non solo sulle loro conoscenze e competenze ma è fondamentale che agisca sui loro atteggiamenti, credenze e motivazioni per promuovere una vera e propria cultura della sicurezza in azienda. L’utilizzo di metodi e tecniche di formazione tradizionali e in alcuni casi meramente nozionistici non permette per questo di raggiungere i risultati sperati. Chi eroga i corsi nella maggior parte dei casi infatti non ha frequentato un corso per formatori o comunque non ha conoscenze sulle modalità di apprendimento degli adulti e sulle metodologie più idonee per svolgere gli interventi formativi ad essi dedicati.

Che tipo di formazione agevola l’apprendimento dei lavoratori?

Una formazione più incisiva presuppone la partecipazione attiva dei soggetti, l’istaurazione di un clima favorevole all’apprendimento e che permetta loro di mettersi alla prova all’interno di uno “spazio sicuro”, in cui è possibile anche sbagliare senza incorrere in conseguenze negative.

Sono diverse le tecniche formative innovative che possono essere impiegate anche in modo complementare, tra cui: l’utilizzo di strumenti multimediali e/o interattivi che stimolino e interessino anche emotivamente le persone (es. filmati o film); la formazione esperienziale e l’analisi transazionale delle comunicazioni (Berne, anni 50).

Uno strumento particolarmente interessante è il teatro d’impresa.

“Il teatro come strumento di formazione si dimostra particolarmente incisivo, rispetto alla formazione tradizionale, soprattutto quando risulta necessario modificare un modello culturale e comportamentale accettato ed interiorizzato. L’impatto di una rappresentazione infatti può rivelarsi molto più forte di quello di una lezione ed ha molta più possibilità di fare presa.” (Borgato, Gamberini, Vergnani, 2009).

Un altro ancora è il PCM, ovvero il Process Comunication Management, ideato da Kahler il quale consente di:

  • osservare e comprendere il proprio comportamento;
  • comprendere il comportamento degli altri e comunicare con loro in maniera efficace;
  • analizzare i conflitti e la cattiva comunicazione e comprendere come tornare ad una comunicazione efficace.

Quali altri aspetti dovrebbero essere maggiormente curati e migliorati?

Un altro nodo cruciale del problema sta proprio nella progettazione dei corsi di formazione, che non deve mai perdere di vista i destinatari principali degli interventi; ovvero i lavoratori dei processi produttivi e le loro specificità. Per fare ciò è importante affiancare a una formazione di base, uguale per tutti, dei corsi di formazione dedicati a gruppi di lavoratori omogenei poiché esposti a rischi specifici. È evidente che una progettazione così vicina agli interessi e ai bisogni dei lavoratori esige un loro maggiore coinvolgimento e una maggiore collaborazione con i formatori. I formatori a loro volta devono analizzare più da vicino le modalità di svolgimento delle varie mansioni per comprenderne le criticità e individuare le soluzioni possibili.

Inoltre la formazione delle diverse figure che in azienda che si occupano di mettere in atto le misure preventive deve essere integrata dando maggiore spazio a tematiche trasversali come i processi comunicativi, le tecniche formative, la gestione delle risorse umane e le dinamiche di gruppo.

Infine dopo l’erogazione dei corsi è indispensabile effettuare con professionalità e precisione le verifiche valutative dei percorsi formativi.

Il problema di fondo nel nostro Paese, come afferma anche Naviglio (2012), risiede dunque nelle modalità di progettazione e gestione della formazione, ma anche degli altri tipi di interventi per la salute e la sicurezza sul lavoro. Essi vengono effettuati spesso in modo adempitivo, affrontando cioè in modo formale tali problematiche. Le imprese tendono a rispettare i requisiti di legge al fine di non incorrere in sanzioni o altre conseguenze negative nell’immediato, non avendo però una visione di lungo periodo sugli effetti negativi sui dati organizzativi della mancanza di efficace presa in carico del problema.

Bibliografia e sitografia:

http://www.processcommunication.it/

Borgato, R., Gamberini, S., Vergnani, P., 2009, La pasta madre. Il teatro d’impresa nella formazione alla sicurezza, Franco Angeli Edizioni.

Naviglio, F., (2012), La qualità della formazione come strumento di contrasto degli infortuni sul lavoro, in “Quaderni della sicurezza AIFOS”, n.1- anno III.

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Autore dell'articolo: improve

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